Scopri cosa c'è dietro un lavoro di Food Typography

Con il post di oggi voglio svelarti alcuni segreti del behind the scenes della food typography! Eh già, fino adesso ti ho mostrato il lavoro finito, ma esiste tutta una preparazione e uno studio degli ingredienti che non è da sottovalutare per realizzare un buon lavoro.

Innanzitutto c’è bisogno di molto tempo: tempo per fare la spesa la con la determinazione di trovare il pomodorino perfettamente rotondo, turgido, lucido, di un bel rosso acceso, piuttosto che la marca di sale blu del Brasile, che abbia più cristalli blu di tutte le altre marche in circolazione, oppure ancora che le zucchine, una volta tagliate a rondelle, abbiano la sezione della giusta misura per riuscire a creare del lettering di tutto rispetto. Tempo per preparare gli ingredienti e molto altro per definire il bozzetto e creare l’art work. Poi bisogna regolare le luci e sistemare il set fotografico ed infine scattare. Un po' di post produzione e alla fine mi prendo anche del tempo per consumare i prodotti che ho utilizzato per l’art work, senza buttare via niente (o quasi). La mia arte diviene cibo!

Ho diviso in tre categorie il food che utilizzo solitamente nella food typography:

Alimenti secchi polverosi fanno parte di questa categoria: le farine, lo zucchero, il sale etc.Per trattare questi ingredienti gli artisti di food typography hanno tre tecniche:

  • realizzare delle mascherine tipo stencil  utilizzando la scritta al negativo per ricreare perfettamente la forma delle parole sul piano. Personalmente non l’ho mai usata, perché ritengo che l’effetto sia eccessivamente pulito e, trovando la giusta texture, si possa realizzare benissimo anche con la computer grafica.
  • si usano le mani per ricreare la scritta. L’ effetto che ne risulta è decisamente “sporco”. La farina e lo zucchero, per esempio, lasciano “tracce” sul piano assieme ad impronte e ditate. Maggiore il contrasto di colore tra il fondo e l’ingrediente che si utilizza, maggiore sarà l’effetto “segno” e la cosa non mi dispiace affatto perché  da proprio la sensazione di prodotto genuino e lavorato in casa.
  • Utilizzare un pennello, o più pennelli, a seconda della grandezza dell’art work e dei dettagli che si rivogliono ricreare. Questo lo faccio anch’io, l’effetto risulta essere più pulito, ma naturale e si può “facilmente” togliere la polvere in eccesso.
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Freschi/umidi come per esempio frutta e verdura: non è così semplice come possa sembrare. Innanzitutto, per questi generi di alimenti è importante trovare un piano adatto; se utilizzassi un cartoncino colorato, per esempio, l’umidità lo accartoccerebbe, creando delle onde nel fondo. L’effetto sarebbe orrendo a dir poco! Alcuni di questi ingredienti è importante asciugarli prima di “lavorarli” perché perderebbero comunque troppa acqua e si noterebbe. Altri invece è fondamentale non toccarli nemmeno con lo sguardo perché perderebbero lucentezza e l’effetto “opaco” darebbe la sensazione di “ingrediente vecchio”! Certo, c’è il caro amico Photoshop! Io sono del parere che sia importante utilizzare Photoshop per le luci, qualche correzione colore e poco altro. Il lavoro deve essere finito nel momento in cui si scatta, senza passare ore ed ore al photoshocco. 

Legumi: l’unico difetto di questo ingrediente è la stabilità, perché con un unico “passo falso" è facile distruggere l’art work. Infatti, nella food typography non si utilizzano colle e la bravura sta anche nel porre la massima concentrazione attorno all’art work a cui si sta lavorando. Chiaramente l’equilibrio del singolo legume varia da qualità a qualità: la lenticchia “balla” meno di un fagiolino nero. Anche in questo caso è importante la scelta del piano di lavoro.

Liquidi: al momento sto sperimentando, però ti posso dire che sono una figata!;) a breve ti aggiornerò sulle mie ultime conquiste e scoperte.

Ti lascio ora in compagnia di questo video che ho girato la settimana scorsa per un progetto a cui sto lavorando. E’ il dietro le quinte di un video in stop motion girato in time lapse… sembra un controsenso ma il risultato è davvero sbalorditivo.

Food Typography. Come sono diventata una professionista!

Come in tutti gli ambiti professionali anche nel campo dei lavori creativi è risaputo che per ottenere buoni risultati lo studio e la pratica costante sono la base di partenza! Personalmente mi occupo da diverso tempo di hand lettering, e oggi – dopo anni di impegno e massima dedizione passati frequentando molti corsi tra Stati Uniti, Spagna e Italia e disegnando quotidianamente i risultati si vedono

Qui c'è uno dei miei primi schizzi


E qui uno dei miei ultimi lavori

Etichetta per bottiglie di olio realizzata per Marco Marai

Etichetta per bottiglie di olio realizzata per Marco Marai

Nell’hand lettering ci sono vari aspetti da tenere in considerazione mentre si disegnano le lettere, come per esempio la pressione del tratto, lo spazio tra una lettera e l’altra e la coerenza dello stile.

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Inoltre bisogna conoscere le lettere, la loro forma e struttura e quindi anche i termini tecnici che identificano le parti che le compongono: aste, occhielli, grazie, speroni, apici ecc. Si tratta di dettagli che devono avere coerenza quando si disegnano lettere e si compongono scritte.

Con l’hand lettering si racconta una storia anche con la forma, quindi oltre che un linguaggio semantico se ne utilizza anche uno visuale. Quel che conta è sapere cosa vogliamo disegnare e soprattutto cosa vogliamo comunicare. Per esempio, se dovessi narrare di vicende cavalleresche, ricorrerei al gotico, perché questo modello di scrittura trasmette solennità e mi rimanda al Medio Evo. Se invece dovessi disegnare la parola “mare” utilizzerei sicuramente un corsivo inglese o italico che mi permetterebbe di giocare con gli svolazzi per dare l’impressione che la parola sia immersa tra le onde.

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In base al messaggio che vogliamo trasmettere dobbiamo decidere quale tipo di lettere sia più adatto a comunicare un determinato messaggio: maiuscole o minuscole, graziate o lineari, gotiche o liberty, in stampatello o in corsivo (cioè slegato o legate fra loro all'interno di parola), ecc. e decidere se creare un forte o basso contrasto nei tratti che le compongono.

   

 

 

Al momento di intraprendere un nuovo lavoro faccio tantissima ricerca e mi focalizzo su quello che devo comunicare. Poi inizio a fare una serie di veloci schizzi. Quello che secondo me è il più funzionale, lo ridisegno fino a ottenere un bozzetto a matita che mi soddisfa. Dopodiché ci sono una serie infinite di tecniche per procedere alla sua digitalizzazione: io a volte utilizzo Illustrator oppure Photoshop per ripassare l’immagine che in precedenza ho scansionato ad alta risoluzione; altre volte invece eseguo una scansione a bassa e ri-traccio il disegno a mano con la penna vettoriale in Illustrator. Dipende sempre da quale effetto voglio ottenere.

Tutto questo lavoro dietro le quinte rende un artwork piacevole alla vista, attrattivo e armonioso. In mancanza di questo, il risultato è scadente, il lavoro non funziona e si nota chiaramente che c'è qualcosa che non va. 

Oltre a tener presente tutto quanto sopra riportato a proposito dell'Hand Lettering, nella food typography occorre confrontarsi con i materiali più disparati, fatti di alimenti e/o ingredienti polverosi, secchi, umidi e anche liquidi (a breve vi presenterò alcuni esperimenti che sto facendo con l’acqua e altre sostanze). Parto sempre da un bozzetto a matita, poi scelgo il fondo su cui lavorare in base ai materiali alimentari che devo utilizzare e comincio a riportare il bozzetto sul piano. Alcune volte mi creo delle tracce altre no, specialmente se devo realizzare dei video: la postproduzione sarebbe infinita!!

Food typography realizzata con zucchero di due diversi colori

Food typography realizzata con zucchero di due diversi colori

Food typography realizzata con pasta di piccolo formato Barilla

Food typography realizzata con pasta di piccolo formato Barilla

Ora vi propongo un esercizio critico. In questa immagine la scritta Superheroes è stata realizzata con cereali al caramello e cioccolato. Se la volessimo giudicare seguendo i criteri illustrati sopra quali sarebbero le nostre conclusioni? Vediamolo assieme.

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1. La scritta non è perfettamente orizzontale e anche le lettere che la compongono non sono ben allineate. 2. Il contrasto fra i tratti sottili e spessi delle S è invertito. 3. La U sembra non avere contrasto al contrario delle altre lettere. 4. Nella prima E la barra orizzontale centrale è visibilmente diversa da quella delle due E successive. Insomma a essere rigorosi e a parer mio, questo esempio di food typography presenta ampi margini di miglioramento.

Adesso vi ripropongo la stessa scritta realizzata da me in questo breve video tutorial

In conclusione, per realizzare lavori di food typography di un certo livello è evidente che occorre avere prima di tutto una buona conoscenza della forma delle lettere, e poi tanta manualità, anni di pratica e costante lavoro sul campo, e una gran voglia di continuare a sperimentare materiali diversi.

Stay tuned!

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